sabato 5 gennaio 2008

Da Pantelleria lettera aperta alla Interlandi

Abbiamo ricevuto e pubblichiamo una "Lettera Aperta sui Parchi Nazionali Istituiti" scritta dal sindaco di Pantelleria, Salvatore Gabriele ed indirizzata all'assessore regionale Rossana Interlandi
Egregio Assessore,
apprendo con mio enorme rammarico, che Lei è contrario all'istituzione dei Parchi Nazionali vorrei comprenderne fino in fondo le ragioni.
Senza voler fare polemica, Lei, in una dichiarazione, afferma che i parchi comportano troppi vincoli e che gli stessi non sono stati discussi con la Regione; mi permetto di contraddirla e mi chiedo, piuttosto, dove è stata la Regione in questi anni, quando ha istituito le Riserve senza aver interloquito con le Amministrazioni Comunali e con i cittadini, quando ha deciso le perimetrazioni o ha istituito i regolamenti attuativi e le aree sic: tutto sulla carta e nel nome di direttive comunitarie giuste e sacrosante che in questi anni sono state a lungo disattese tanto che, solo "all'ultimo minuto", per non incorrere in procedure di infrazione, venivano attuati decreti di perimetrazione; è stato così anche nel 2000 per la direttiva comunitaria abitat 2000 sulle aree sic-zps.
Nello specifico caso di Pantelleria, mi preme poi sottolineare che la "previsione" del Parco Nazionale (la cui effettiva istituzione dovrà avvenire d'intesa con la Regione Siciliana ai sensi dell'art. 2 della L 394/91, sulla base di idonea proposta ed in seguito alla procedura amministrativa definita dal DLGS 112/98 con il coinvolgimento della Conferenza unificata) è il frutto di un lungo lavoro intrapreso da questa Amministrazione con il concorso della Regione Siciliana stessa e dell'ARPA Sicilia per promuovere l'istituzione dell'Area Marina Protetta.
E' stato proprio in conseguenza di tale lungo ed oneroso lavoro e del successivo lavoro affrontato per operare la valutazione di incidenza del PRG sui siti della rete Natura 2000 (Le ricordo che interessano preaticamente l'intera estensione dell'isola) che si è valutata la possibilità di far coincidere le finalità della conservazione della natura con quelle dello sviluppo economico che diviene così sostenibile.
Tale fondamentale presupposto, rafforzato dal preciso riferimento delle normative comunitarie, nazionali e regionali (vedi art. 1 LR 98/81) alla “considerazione delle esigenze economiche, sociali e culturali nonché delle particolarità regionali e locali”, trova nello specifico delle problematiche rilevate a Pantelleria, una sua precisa applicazione nell’esigenza di adottare politiche attive, a complemento dei regimi di tutela.
L’adozione di politiche attive, a complemento delle azioni di tutela e delle politiche di “command and controll”, appare assolutamente prioritaria, tanto più nelle particolari condizioni del contesto ambientale di Pantelleria, in quanto l’assenza di tali politiche pone ad esclusivo carico del residente e della proprietà privata il peso e le conseguenze di una politica di tutela motivata da ragioni ti tipo sociale e collettivo (il mantenimento di habitat naturali necessari a specie faunistiche e vegetali a rischio di scomparsa).
Consideri poi che a Pantelleria il problema principale non è tanto quello delle limitazioni derivanti dai singoli vincoli (concretamente motivati dagli alti valori di qualità assunti dalla natura, dal paesaggio e dalla cultura materiale dell'isola), quanto la mancanza di univocità degli stessi e l'assenza di un quadro unitario di ispirazione strategica, e ciò favorisce il sorgere di contrasti tanto sul tema dei divieti quanto, e soprattutto, sulle attività e gli interventi compatibili.
E' in quest'ottica che si è intravista, nella istituzione del Parco Nazionale e nel relativo superiore Ente di gestione, la concreta possibilità di uniformare il livello ed il significato della tutela, fino ad oggi "subita", in una concreta possibilità di sviluppo, affrontando, in un quadro di concreta sostenibilità ricercato con la più ampia partecipazione della comunità locale, insieme alla Regione e lo Stato, la definizione di modelli d'uso delle risorse adeguati al soddisfacimento della legittime necessità economiche dei residenti.
Alla luce di tali considerazioni non tralasci, pertanto, questa possibilità, anche perchè io credo che possa rappresentare una straordinaria opportunità di lavoro.
Vede, Assessore, oggi se Lei interrogasse un cittadino della mia Isola, o tanti altri, .... e gli chiedesse se è favorevole o contrario al Parco , il Cittadino, giustamente, risponderebbe di essere contrario, in quanto preoccupato che si sommino ulteriori vincoli a quelli esistenti che finora non hanno prodotto nulla di propositivo ai fini della valorizzazione.
La riserva di Pantelleria oggi è considerata una palla al piede, mentre il Parco rappresenta per l'Amministrazione di Pantelleria un' opportunità di riordino dei vincoli esistenti con delle regole di gestione chiare e definite, grazie alla presenza di un Comitato di Gestione di cui farà parte anche il Comune di Pantelleria, possibilità oggi preclusa dalla norma di istituzione delle riserve regionali attuali .
Potremmo continuare.... la Regione è assente al tavolo con il Ministero dell'ambiente anche sulla questione delle Aree marine protette eppure ne sono state istituite parecchie ed altre sono in via di definizione; tutto questo ha riguardato negli anni sia Governi di Centro destra che Centro sinistra e la Regione non può continuare a sfuggire a tali argomenti, anzi deve diventarne soggetto attivo in quanto:
1)la Regione esercita la propria funzione con l'Intesa e insieme ai Comuni, stabilisce le modalità di attuazione e la perimetrazione provvisoria del parco, quindi non viene spogliata di alcuna prerogativa anzi, esercita una funzione di merito.
2) la Regione ha una straordinaria opportunità per ridefinire, insieme ai Comuni, la riperimetrazione delle attuali riserve, che dovranno integrarsi con il Parco; il caso di Pantelleria è emblematico, visto che l'attuale perimetrazione e il regolamento di attuazione della Riserva non tengono conto della vocazione fortemente agricola e di valorizzazione del contesto paesaggistico del territorio, che deve essere fruibile ed utilizzabile dalla popolazione. Dopo tutto, in Italia sono parecchie le esperienze significative, vedi Parco delle Cinque Terre in Liguria.
3)La Regione deve avere il coraggio, sino in fondo, di dare un contributo di merito, insieme alle amministrazioni locali, per rilanciare in termini di sviluppo queste comunità e non vederle solamente come "riserve indiane";
ritengo che su Pantelleria, con il suo Assessorato, in questo anno e mezzo sia stato fatto abbastanza a partire dalle definizione dei sic-zps, ma dobbiamo continuare.
4)Non dobbiamo dare l'idea alle popolazioni locali di uno Stato e di una Regione che operano secondo due velocità, parlando e agendo in maniera contraddittoria, senza poter costruire qualcosa di solido e sentito.
Oggi per Pantelleria si ha non soltanto un riconoscimento della sua “ vocazione naturale agricola”. ma, soprattutto, l' opportunità di costruire un modello di sviluppo che rilanci il sistema agricolo che costituisce l'asse portante per uno sviluppo sostenibile e l'isola ha necessità di riappropriarsi della propria vocazione , fatta di terrazzi (molti diruti e abbandonati), di dammusi, di coltivi di capperi, uva zibibbo (unico posto dove si produce il passito di cui altri fuori dall'isola vogliono appropriarsi) e ulivi che crescono come bonsai: a tutto questo non voglio rinunciare sia perchè l'hanno costruito anche i nostri avi, sia perchè rappresenta l'identità e il valore di questa isola, che già dal neolitico veniva coltivata e che deve continuare ad esserlo.
Pantelleria dovrà essere un Parco Agrario, la prima esperienza nazionale a vocazione agricola.
5) La Regione, attraverso il suo Assessorato, avvii con i Comuni interessati un percorso condiviso di lavoro, per raggiungere un tavolo di intesa alto ma concertato, eliminando gli errori che sono stati fatti negli anni passati sul tema dei vincoli (e la regione responsabilità ne ha parecchia).
6)La Sicilia non perda questa straordinaria opportunità, rimetta al centro del dibattito i contenuti, non diciamo “No” perché gli altri dicono “Si” e viceversa; l'Autonomia, espressa sia nella Costituzione che nello Statuto Siciliano, si rivendica sul terreno dei contenuti e oggi la Sicilia ha tutti gli strumenti per poterlo dimostrare concretamente con i fatti, non solo con le parole.
Il SINDACO
Salvatore Gabriele