lunedì 5 maggio 2008

POMICE: VIAGGIO ALL'INFERNO (4° PARTE)

Citazione da: ALBERT T'SER STEVENS- Itinerario eoliano
“Man mano che avanziamo il paesaggio diventa sempre più bianco”[...]
“Presto compaiono gli edifici dai tetti sfondati e le funicolari dalle rotaie storte di un impianto abbandonato, di un biancore uniforme sotto il sudario della pomice. Da una grande nube in movimento emerge un camion che ci lascia infarinati dalla testa ai piedi.[...]
“questa polvere impalpabile ... deve penetrare perfino il cristallo[...]
“È tuttavia in questa nube accecante, nei giorni di brezza, come oggi, che lavorano i cavatori e gli smistatori per chissà quale salario, ma non importa, perché non si pagherà mai abbastanza un simile lavoro.
La montagna, tutta di pomice, è tagliata a fette, come si taglia un grosso dolce savoiardo.[...]
“Tutti sono seminudi, in pantaloncini, talvolta una maglia per quelli che temono un colpo di sole, col cappello o un fazzoletto annodato per proteggere ciò che possono della loro capigliatura, a piedi nudi nella polvere bruciante. Ovviamente non hanno niente per impedirle di entrare nei polmoni. Rastrellano in questo modo per otto ore piene, sotto un sole moltiplicato da tutte queste superfici bianche. Questo lavoro ha dovuto selezionarli: i corpi sono magnifici, non soltanto perché la razza è bella, ma perché questo esercizio costante sotto la luce ha ammorbidito i muscoli e ha fatto di questi uomini delle statue di un bronzo senza patina. Nella nebbia che il vento solleva appaiono come fantasmi d'atleti in una palestra crepuscolare.