mercoledì 7 maggio 2008

Redditi online/ Il Garante: stop alla diffusione

(Fonte: Affari italiani)
Questa volta lo stop è definitivo. Il Garante ha bocciato ufficialmente la decisione dell'Agenzia delle Entrate di pubblicare sul web i dati dei contribuenti italiani relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2005. "Illegittima la modalità di diffusione" per questo "la consultabilità su internet deve cessare".
La procura di Roma ha acquisito subito il parere del Garante della privacy. I documenti erano stati messi in rete la scorsa settimana, su ordine del direttore dell'Agenzia delle entrate Massimo Romano. Ricevuto questo ultimo atto, i pm Franco Ionta e Stefano Polino potrebbero procedere all'iscrizione nel registro degli indagati dei responsabili della diffusione online. Il reato ipotizzato sarà violazione della privacy, un crimine punito con pene che arrivano a tre anni di carcere.
Immediato anche l'adeguamento da parte dell'Agenzia delle Entrate alle decisioni del Garante: gli elenchi delle dichiarazioni dei redditi saranno disponibili presso i Comuni e i suoi uffici.
La decisione dell'Agenzia, spiega il Garante in una nota, "contrasta con la normativa in materia". In primo luogo, perchè il Dpr n.600/1973 stabilisce che al direttore dell'Agenzia delle entrate "spetta solo il compito di fissare annualmente le modalità di formazione degli elenchi delle dichiarazioni dei redditi, non le modalità della loro pubblicazione, che rimangono prerogativa del legislatore". Attualmente, prosegue l'Autorità, "per le dichiarazioni ai fini dell'imposta sui redditi, la legge prevede unicamente la distribuzione degli elenchi ai soli uffici territoriali dell'Agenzia e la loro trasmissione ai soli comuni interessati e sempre con riferimento ai contribuenti residenti nei singoli ambiti territoriali".
L'inserimento dei dati in internet, inoltre, secondo il Garante, "appare di per sé non proporzionato rispetto alla finalità della conoscibilità di questi dati". L'uso di uno strumento come internet rende indispensabili rigorose garanzie a tutela dei cittadini". L'immissione in rete generalizzata e non protetta dei dati di tutti i contribuenti italiani (non sono stati previsti "filtri" per la consultazione online) da parte dell'Agenzia delle entrate, spiega il Garante, "ha comportato una serie di conseguenze: la centralizzazione della consultazione a livello nazionale ha consentito, in poche ore, a numerosissimi utenti, non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, di accedere a innumerevoli dati, di estrarne copia, di formare archivi, modificare ed elaborare i dati stessi, di creare liste di profilazione e immettere ulteriormente dati in circolazione, ponendo a rischio la loro stessa esattezza. Tale modalità ha, inoltre, dilatato senza limiti il periodo di conoscibilitàdi dati che la legge stabilisce invece in un anno